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Martedì 23 Ott 2018
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Scritto da Enrico Lanfossi. TPL_WARP_POSTED_IN Bed and Breakfast Gli Olivi

San Gimignano è un comune italiano di 7.770 abitanti situato in provincia di Siena in Toscana.

Per la caratteristica architettura medievale del suo centro storico è stato dichiarato dall'UNESCO patrimonio dell'umanità. Il sito di San Gimignano, nonostante alcuni ripristini otto-novecenteschi, è per lo più intatto nell'aspetto due-trecentesco ed è uno dei migliori esempi in Europa di organizzazione urbana dell'età comunale.

Territorio

Il territorio comunale di San Gimignano si estende per 138 chilometri quadrati ed è posto su un'alta collina nella Val d'Elsa. Il dislivello altimetrico è compreso tra un minimo di 64 metri s.l.m. nella piana del fiume Elsa presso Certaldo ad un massimo di 631 metri nella zona del Cornocchio; il capoluogo è posto a 324 m s.l.m.

Clima

  • Classificazione sismica: zona 2 (sismicità medio-alta), Ordinanza PCM 3274 del 20/03/2003
  • Classificazione climatica: zona D, 2085 GR/G
  • Diffusività atmosferica: alta, Ibimet CNR 2002

Storia

Le origini

San Gimignano sorse su un sito abitato sicuramente dagli etruschi, almeno dal III secolo a.C., come testimoniano i numerosi ritrovamenti archeologici (soprattutto tombe) nel territorio circostante. Il colle era stato scelto sicuramente per questioni strategiche, essendo dominante (324 m s.l.m.) sull'alta Val d'Elsa.

Sulle pendici del Poggio del Comune (624 m s.l.m.) sono presenti i ruderi di Castelvecchio, un villaggio di epoca longobarda.

La prima menzione risale al 929.

Nel Medioevo la città si trovava su una delle direttrici della via Francigena, che Sigerico, arcivescovo di Canterbury, percorse tra il 990 e il 994 e che per lui rappresentò la XIX tappa (Mansio) del suo itinerario di ritorno da Roma verso l'Inghilterra. Sigerico la nominò Sce Gemiane, segnalando il borgo anche come punto di intersezione con la strada fra Pisa e Siena.

Secondo la tradizione il nome derivò dal santo vescovo di Modena, che avrebbe difeso il villaggio dall'occupazione di Attila.

La prima cinta muraria risale al 998 e comprendeva il poggio di Montestaffoli, dove già esisteva una rocca sede di mercato di proprietà del vescovo di Volterra, e il poggio della Torre con il castello vescovile.

Il Duecento

Taddeo di Bartolo, San Gimignano da Modena che tiene la città di San Gimignano, Museo civico (San Gimignano)

Verso il 1150, nonostante l'apertura di un nuovo tracciato della Francigena, San Gimignano continuò ad essere un centro emergente, con una politica di espansione territoriale e una significativa crescita delle attività commerciale. Fu in questo periodo che si formarono due "borghi" al di fuori delle mura: quello di San Matteo, verso Pisa, e quello di San Giovanni, verso Siena, entrambi lungo una nuova "via maestra", che vennero inglobati nelle mura con il nuovo tracciato completato nel 1214.

Nel 1199, nel pieno del suo splendore economico, il paese guadagnò la propria indipendenza comunale rispetto ai vescovi di Volterra. Non mancarono le lotte intestine tra guelfi e ghibellini (rispettivamente capeggiati dagli irriducibili Ardinghelli e Salvucci), ma al XIII secolo, sotto i ghibellini, risale il periodo di maggior splendore economico, che si basava sul commercio dei pregiati prodotti agricoli locali, tra i quali il più ricercato era lo zafferano, venduto in Italia (Pisa, Lucca, Genova) e all'estero (Francia e Paesi Bassi, fino anche alla Siria e all'Egitto). Inoltre, al pari di altri centri toscani, si diffuse la speculazione finanziaria e l'usura. La solida economia permise la creazione di un ceto aristocratico urbano, che espresse la propria supremazia politica e sociale nella costruzione delle torri: nel Trecento si arrivò a contare 72 torri (oggi ne rimangono forse 14).

Gli ingenti capitali accumulati vennero investiti nel corso del Duecento in importanti opere pubbliche, che diedero alla cittadina l'articolazione degli spazi urbani visibile ancora oggi.

Nel 1251 le mura inglobarono Montestaffoli, ma pochi anni dopo, nel 1255, la città venne presa dai guelfi di Firenze che ordinarono la distruzione delle mura. Riacquistata l'indipendenza nel 1261 e tornata la supremazia ghibellina dopo la battaglia di Montaperti, i sangimignanesi ricostruirono le mura comprendendo anche il poggio della Torre. Da allora la conformazione cittadina venne suddivisa in quattro contrade, ciascuna corrispondente ad una porta principale: quella di Piazza, di Castello, di San Matteo e di San Giovanni.

Gli ordini religiosi, appoggiati dal comune, si insediarono in città a partire dalla metà del Duecento: i francescani fuori porta San Giovanni (1247), gli agostiniani alla porta San Matteo (1280), i domenicani a Montestaffoli (1335) e le benedettine di San Girolamo presso la porta San Jacopo (1337).

Dall'8 maggio del 1300 il Comune ebbe l'onore di ospitare Dante Alighieri come ambasciatore della Lega Guelfa in Toscana.

Il declino, l'epoca medicea e contemporanea

Il Trecento fu un secolo di crisi che non risparmiò San Gimignano: travagliata dalle lotte interne, essa fu pesantemente colpita dalla peste nera e dalla carestia del 1348, che decimò la popolazione. Nel 1351 la città stremata si consegnò spontaneamente a Firenze, rinunciando alla propria autonomia ed a un ruolo politico nello scacchiere toscano. Risale a quell'anno la Rocca di Montestaffoli, mentre nel 1358 vennero rinforzate le mura.

Nonostante il declino economico e politico, il XIV e XV secolo furono importanti dal punto di vista artistico, grazie alla presenza in città di numerosi maestri, senesi o più spesso fiorentini, chiamati soprattutto dagli ordini religiosi ad abbellire i propri possedimenti. Lavorarono a San Gimignano Memmo di Filippuccio, Lippo e Federico Memmi, Taddeo di Bartolo, Benozzo Gozzoli, Domenico Ghirlandaio, Sebastiano Mainardi (nativo di San Gimignano), Piero del Pollaiolo, ecc.

Il declino e la marginalità della città nei secoli successivi furono le condizioni che permisero la straordinaria cristallizzazione del suo aspetto medievale.

Al plebiscito del 1860 per l'annessione della Toscana alla Sardegna i "si" non ottennero, anche se per poco, la maggioranza degli aventi diritto (1122 su totale di 2275), sintomo dell'opposizione all'annessione.

Alla fine del XIX secolo si cominciò a riscoprire la particolarità e la bellezza della cittadina, che venne sottoposta integralmente a vincolo monumentale nel 1929. Nel 1990 è stata dichiarata dall'UNESCO patrimonio culturale dell'Umanità.

Durante la seconda guerra mondiale, il paese fu bombardato per dieci giorni dagli Americani; sulla Torre Grossa andò distrutta la campana (una nuova fu donata dopo la guerra dal popolo dell'Unione Sovietica); crollò una casa in piazza e un pezzo di cattedrale; i bombardamenti cominciarono di giovedì, giorno di mercato; questo causò qualche morto; una giovane madre fu colpita al piede da una scheggia, ed ebbe la gamba amputata. Dopo una decina di giorni che i sangimignanesi passarono nei rifugi, il prete riuscì a convincere gli americani che in paese c'erano non più di dieci tedeschi, e che potevano assaltare la città senza correre rischi.

Monumenti e luoghi di interesse

Torri di San Gimignano

Le torri

Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO Flag of UNESCO.svg
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Centro storico di San Gimignano
(EN) Historic Centre of San Gimignano
[[File:Sangimignano0001.jpg
Torri di San Gimignano viste da via San Giovanni
|280x280px]]
Tipo Architettonico
Criterio C (i) (iii) (iv)
Pericolo Nessuna indicazione
Riconosciuto dal 1990
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda

San Gimignano è soprattutto famosa per le torri medievali che ancora svettano sul suo panorama, che le hanno valso il soprannome di Manhattan del medioevo. Delle 72 tra torri e case-torri, esistenti nel periodo d'oro del Comune, ne restavano venticinque nel 1580 ed oggi ne restano sedici, con altre scapitozzate intravedibili nel tessuto urbano. La più antica è la torre Rognosa, che è alta 51 metri, mentre la più alta è la Torre del Podestà, detta anche Torre Grossa, di 54 metri. Un regolamento del 1255 vietò ai privati di erigere torri più alte della torre Rognosa (che all'epoca era la più alta), anche se le due famiglie più importanti, Ardinghelli e Salvucci, fecero costruire due torri poco più basse di quasi eguale grandezza, per dimostrare la propria potenza.

In alcuni testi il numero delle torri è ridotto da 16 a 14: in genere vengono tolte dal conteggio il campanile della Collegiata e la Casa-Torre Pesciolini che hanno caratteristiche diverse dalle altre.

Architetture religiose

Piazza della Cisterna vista da Torre Grossa

Architetture civili

Architetture militari

Aree naturali

Aree archeologiche

Itinerario - Storia, Arte e Cultura  - Bed and Breakfast Gli Olivi

Autore: Bed and Breakfast Gli Olivi - Toscana - Pisa - Calci 
 

Pieve di Calci
La Pieve venne fondata alla fine del XI secolo, la facciata è composta dal frontone corrispondente alla navata centrale e da due differenti tetti spioventi, costruita in pietra arenaria, (colore marrone) lavagnino (colore grigio) e marmo bianco.
La Certosa
Fondata nel 1366, da allora la Valle di Calci diventò Graziosa, ovvero piena di grazia divina. I certosini vi rimasero fino al 1973, dopo la Certosa venne trasformata in Museo Storico Artistico, oggi sono visitabili parte degli ambienti dove vivevano i certosini.
Orari:
Domenica e festivi 8.30-12.30
Gli altri giorni 8.30-18.30 (visite accompagnate ogni ora)
Sempre chiuso il Lunedì, Natale, 1° gennaio, 1° maggio
Info: (+39) 050.93.84.30
Il Museo di Storia Naturale e del Territorio
Qui si possono ammirare, 150 animali naturalizzati, tra i quali 4 estinti, e anche rettili e anfibi, il settore paleontologico comprende oltre 100.000 pezzi, di cui solo una parte è esposta. Una collezione mineralogica di 16.000 pezzi, 63.000 campioni zoologici. La galleria dei cetacei è la più importante di Europa con 50 scheletri.
Info: (+39) 050.22.12.970 - www.msn.unipi.it
San Bartolomeo a Tre Colli
La Pieve è in stile romanico pisano, la facciata è a pietra, sopra la porta, vi è una bifora le cui vetrate furono realizzate con donazioni da parte dei calcesani, dei Cavalieri di Malta e della Regina Elena di Savoia.
Il Molino dei Gangalandi
Il Molino è l’ultimo degli oltre 100 che esistevano nel XIX secolo, conserva tutta l’attrezzatura, le macine e gli ingranaggi originari, capaci ancora di girare.
Info Ufficio Turistico di Calci: (+39) 050.99.10.683
A Calci vi sono ovunque croci in ferro battuto, edicole votive, castelli, eremi e chiese interessanti da visitare.

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Bed and Breakfast Gli Olivi - Certosa di Pisa

Autore: Bed and Breakfast Gli Olivi - Toscana - Pisa - Calci 
 

La Certosa di Pisa o, più propriamente, Certosa di Calci, si trova in Provincia di Pisa, nel comune di Calci, in una zona pianeggiante alle pendici dei monti pisani chiamata Val Graziosa. Ex monastero certosino, ospita attualmente un museo dell'Università di Pisa.

La Certosa dista circa 10 km dalla città di Pisa e un tempo rientrava nel comune della città. L'aspetto attuale ha forme barocche ed è composta da un grande cortile interno subito dopo l'ingresso, dedicato alla vita comune e punto di incontro con il mondo esterno, mentre oltre gli edifici che circondano il cortile sono disposte le celle, gli orti e gli ambienti più riservati e tranquilli, adatti alla regola di vita certosina.

Storia

Fu per decisione dell'arcivescovo di Pisa Francesco Moricotti che il 30 maggio del 1366 venne fondata la Certosa, nella Val Graziosa di Calci.

Il convento assunse in seguito un'importanza anche politica, in particolare dopo l'annessione dell'antico monastero benedettino dell'isola di Gorgona, avvenuta nel 1425. Nella seconda metà del XV secolo, artisti fiorentini si stabilirono a Pisa per assolvere a lavori dell'Opera del Duomo. Ma è soprattutto tra Seicento e Settecento che vengono compiuti i lavori più importanti.

Struttura

 
Facciata della Chiesa della Certosa

Si accede al complesso attraverso un vestibolo seicentesco, coronato dalla statua di San Bruno, il fondatore dell'Ordine dei Certosini; a destra si apre la cappella di Sebastiano, in origine riservata alle donne, e a sinistra la foresteria delle donne, attuale biglietteria.

L'ampia corte d'onore longitudinale introduce al santuario. Di fronte all'ingresso è il prospetto barocco della chiesa, impostata su un podio con scalinata a doppia rampa, opera dell'architetto Nicola Stassi: da notare, sulla sommità, la statua della Vergine in gloria.

L'interno, risalente al XVII secolo, è costituito da un'unica aula lungo le cui pareti sono addossati gli stalli lignei destinati ai monaci; una parete intarsiata a marmi policromi separa la zona destinata ai conversi. Sullo scorcio del Seicento inizia la decorazione pittorica parietale con le Storie del Vecchio Testamento, dei bolognesi Antonio e Giuseppe Rolli; gli affreschi della cupola sono del lucchese Stefano Cassiani, autore anche delle pitture ai lati, dietro l'altare e tra le finestre.

L'altare maggiore fu realizzato su disegno di Giovan Francesco Bergamini e terminato nel 1686 dal figlio Alessandro; vi si trova una tela di Baldassarre Franceschini detto il Volterrano, con San Bruno che offre la Certosa di Pisa alla Madonna, del 1681.

Dalla chiesa si accede alla sagrestia circondata da grandi armadi a muro, alla cappella delle Reliquie e alle varie cappelle, in cui ogni monaco celebrava la messa privata quotidiana; nella cappella di San Ranieri si conserva il dipinto settecentesco del pisano Giovan Battista Tempesti, con San Ranieri, patrono di Pisa; nella cappella di San Bruno troviamo una tela raffigurante il santo, di Jacopo Vignali; la cappella della Vergine del Rosario fu invece affrescata da Giuseppe Maria Terreni alla fine del Settecento.

Tra gli ambienti più interessanti del monastero, la Foresteria Granducale, così detta perché riservata ai sovrani di Toscana, con pregevoli stucchi del Somazzi e affreschi a figure allegoriche di Pietro Giarrè. Il refettorio attuale è il risultato della trasformazione del primitivo ambiente trecentesco: tra le testimonianze più antiche, l'affresco con l'Ultima Cena, di Bernardino Poccetti (1597), mentre il resto delle decorazioni parietali, compiute nel 1773, si deve a Pietro Giarrè. Sul seicentesco chiostro grande, con al centro la monumentale fontana ottagona, si aprono le celle dei monaci, ciascuna concepita come unità abitativa composta da più stanze.

Tra i numerosi ambienti del monastero ricordiamo l'appartamento del Priore, la ricca Biblioteca, l'Archivio storico e la farmacia. Nella foresteria è stata allestita la Quadreria del convento, che ospita numerosi e pregevoli dipinti, tra cui la collezione della famiglia Borghini di Calci.

L'ala ovest della Certosa ospita il Museo di storia naturale e del territorio dell'Università di Pisa.

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Bed and Breakfast Gli Olivi - Certosa di Pisa

Autore: Bed and Breakfast Gli Olivi - Toscana - Pisa - Calci 

 

The Certosa di Pisa or , more properly , the Certosa di Calci, is in the province of Pisa, in the municipality of Calci, in a flat area on the slopes of the Pisan mountains called Val Pretty . Former Carthusian monastery , now houses a museum of the University of Pisa.

The Charterhouse is about 10 km from the city of Pisa and once known as common in the city. The present appearance has Baroque style and consists of a large courtyard just after the entrance , dedicated to the life and the common point of contact with the outside world, while over the buildings surrounding the courtyard are arranged cells , orchards and environments most reserved and quiet , suitable for the rule of the Carthusian life .
history

It was for the decision of the Archbishop of Pisa Francesco Moricotti that 30 May 1366 was founded the Certosa, in the Val di Calci Pretty .

The convent took later also political importance , especially after the annexation of the former Benedictine monastery on the island of Gorgona , which took place in 1425 . In the second half of the fifteenth century Florentine artists settled in Pisa to perform work in the Opera del Duomo. But it is mainly between the seventeenth and eighteenth centuries that are made ​​of the most important works.

Structure

Facade of the Church of the Certosa

You enter the complex through a vestibule century , crowned by the statue of St. Bruno , the founder of the Carthusian Order , to the right is the Chapel of Sebastian, originally reserved for women, and left the guesthouse of women, current ticket .

The extensive court of honor longitudinal introduces the sanctuary. Opposite the entrance is the prospect of Baroque church , set on a podium with double staircase , designed by the architect Nicholas Stassi : note , at the top , the statue of the Virgin in glory.

The interior, dating from the seventeenth century, consists of a nave along the walls of which are set against the wooden stalls for the monks , a wall inlaid polychrome marble separates the space intended for converts. Towards the end of the seventeenth century wall paintings begins with the stories of the Old Testament , the people of Bologna Antonio and Giuseppe Rolli , the frescoes of the dome are of Lucca Stephen Cassiani , who also paints the sides, behind the altar , and between the windows.

The high altar was built and designed by Giovan Francesco Bergamini and finished in 1686 by his son Alexander , and there is a painting by Baldassare Franceschini said Volterra , San Bruno with offering the Certosa di Pisa to the Madonna of 1681.

From the church leads to the sacristy surrounded by large closets, the Chapel of the Relics and the various chapels , where each monaco celebrating private Mass daily , in the chapel of Saint Ranieri is preserved eighteenth-century painting of the Pisan Giovan Battista Tempesti , with San Ranieri , the patron saint of Pisa , in the chapel of San Bruno find a painting of the saint, by Jacopo Vignali , the chapel of the Virgin of the Rosary was hand painted by Giuseppe Maria Land at the end of the eighteenth century .

Among the most interesting of the monastery, the Lodge Grand Ducal , so called because reserved for the rulers of Tuscany, with fine stucco and frescoes of Somazzi with allegorical figures of Peter Giarrè . The refectory is the product of the transformation of the primitive environment fourteenth century : among the most ancient , the fresco of the Last Supper , Bernardino Poccetti ( 1597 ), while the rest of the wall decorations , made ​​in 1773 , is due to Pietro Giarrè . On the seventeenth-century cloister , with a central monumental octagonal fountain , open the monks' cells , each designed as a unit consists of several rooms.

Among the many areas of the monastery include the apartment of the prior, the rich Library, the Historical Archives and pharmacy. In the guesthouse was set the Picture Gallery of the convent , which houses many valuable paintings, including the collection of the family Borghini of Calci.

The west wing of the Certosa houses the Museum of Natural History and the territory of the University of Pisa.

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Bed and Breakfast Gli Olivi

Autore: Bed and Breakfast Gli Olivi - Toscana - Pisa - Calci 
 
 

Nata come insediamento ligure secondo alcuni storici, mentre altri ritengono che sia di origine etrusca, e sviluppatasi come città romana a partire dal 180 a.C., nel VI secolo Lucca diviene la capitale del ducato longobardo della Tuscia per poi svilupparsi nel XII secolo come Comune e poi Repubblica.

Colonia latina dal 180 a.C., Lucca contiene ancora intatte tante delle caratteristiche tipiche dei tempi lontani. L'anfiteatro, che conserva ancora la sua caratteristica forma di piazza ellittica chiusa; il foro, situato nell'attuale piazza S. Michele dominato dall'omonima chiesa romanica che evoca forti richiami al mondo classico in molti componenti architettonici. Ma la traccia romana più evidente è nelle vie del centro storico, che riflettono l'ortogonalità dell'insediamento romano impostato dal cardo e dal decumano, corrispondenti alle attuali via Fillungo-Cenami e via S. Paolino-Roma-Santa Croce. All'epoca romana risale anche la prima cinta muraria, che delimitava un'area quadrata nella quale, durante il corso dei secoli, si sono costituiti il centro del potere politico (attuale Palazzo Ducale) e il centro religioso. Nel 55 a.C. Lucca fu teatro di un incontro del primo triumvirato tra Caio Giulio Cesare Gneo Pompeo Magno e Marco Licinio Crasso dove Cesare si vide prorogare per un ulteriore quinquennio il proconsolato nelle Gallie.

Occupata dai goti nel 400 e dai bizantini il secolo successivo, la storia di Lucca fu caratterizzata dal fatto di essere tra le più importanti capitali del regno longobardo. Si ricordano infatti Desiderio terzo conte di Lucca ed eletto "Rex Langobardorum" nel 756 ed i successori Allone, quarto conte e duca di Pisa e Wicheramo, quinto conte, divenuto vassallo di Carlomagno. Grazie alla presenza del Volto Santo nella chiesa di S. Martino, divenne una tappa principale nel pellegrinaggio da Roma a Canterbury sulla Via Francigena, una delle vie di comunicazione più importanti del Medioevo. Nonostante ciò, sono rimaste ben poche tracce di questo periodo storico. Nel 773 cadde il dominio longobardo su Lucca, ed ebbe inizio il dominio carolingio, grazie alla sconfitta dei duchi di Lucca per mano di Carlo Magno. Durante questo periodo la città consolidò la posizione di rilievo conquistata nell'epoca longobarda sviluppandosi grazie alle attività commerciali e alla produzione tessile, per la quale diventò una città celebre in tutta Europa. La produzione tessile fu l'inizio della crescita economica lucchese e, grazie all'avvio della manifattura della seta, Lucca si impose ancora di più sui mercati europei. L'altissima qualità del prodotto era dovuta alla finezza del materiale e alla bellezza dei decori. Nel Medioevo in particolare la città crebbe notevolmente in relazione anche all'antica Via Francigena di cui Lucca costituiva una tappa importante a livello religioso per la presenza del Volto Santo, una veneratissima reliquia che rappresenta il Cristo crocifisso e che si trova nel Duomo di Lucca. Nell'itinerario di Sigerico, Arcivescovo di Canterbury, la città rappresentava la XXVI tappa (Mansio).

Nonostante le continue vicissitudini legate alle lotte tra Guelfi e Ghibellini Lucca nel XIV secolo diviene una delle città più importanti del Medioevo italiano. Il suo Signore Castruccio Castracani degli Antelminelli, nobile ghibellino di grande capacità politica e militare, riesce a farla diventare antagonista unica all'espansione di Firenze portandola alla vittoria (1325) nella battaglia di Altopascio dove sconfigge il più forte esercito fiorentino inseguendolo sino sotto le mura di Firenze. Alla morte di Castruccio la città cade in un periodo di anarchia che la vede soggiacere al dominio dei Visconti e successivamente alla dittatura di Giovanni Dell'Agnello Doge della Repubblica di Pisa. Riottenuta la libertà nel 1370 per intervento dell'imperatore Carlo IV, Lucca si dette un governo repubblicano e con un'accorta politica estera tornò a conoscere una notevole fama in Europa grazie ai suoi banchieri e al commercio della seta." Il 27 Marzo 1370 Messer Guido da Bologna cardinale,lasciò Lucca libera ai lucchesi e l'Agosta,grande fortezza (eretta de Castruccio) si gettò in terra tutta." [ Diario dei Monaldi ], Milano, 1845, p. 433. L'imperatore Carlo IV concesse alla città anche la possibilità di dotarsi di uno studium generale', ma una vera e propria università lucchese non entrerà in funzione prima del 1787.

A parte un breve periodo di Signoria come quella di Paolo Guinigi, Lucca rimase una repubblica indipendente fino al 1799 anno della sua definitiva caduta a opera degli Austriaci. Il 23 giugno 1805 su richiesta del senato di Lucca, viene costituito il Principato di Lucca e Piombino, assegnato alla sorella di Napoleone Bonaparte, Elisa Bonaparte, e al marito Felice Baciocchi.

Nel Congresso di Vienna venne deciso di creare il ducato di Lucca. Il 10 maggio 1815 subentra, come reggente, Maria Luisa di Borbone-Spagna, alla quale succedette Carlo Ludovico di Borbone 1824-1847. Nel 1847 divenne parte del granducato di Toscana. Nel 1860 fu infine annessa al regno di Sardegna.

Dante Alighieri incluse molti riferimenti alle grandi famiglie feudali che ebbero una grande giurisdizione con poteri amministrativi e giudiziali; Dante stesso spese molti dei suoi anni in esilio a Lucca.

Il 24 novembre 2006 ha ospitato il vertice bilaterale Italia-Francia alla presenza del Presidente del Consiglio Prodi e del Presidente della Repubblica Francese Chirac.

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